“Animalia”

Corso di Decorazione, Accademia Belle Arti Frosinone.

In occasione della Quarantesima edizione del FILM FASTIVAL di GIFFONI la Scuola di Decorazione dell’Accademia di Belle Arti di Frosinone sarà presente con la mostra “Animalia” dal 18 al 31 luglio 2010.
Un’occasione unica per la nostra Istituzione, visto che sarà l’unica esposizione d’arte presente al Festival.
Giochi della nostra infanzia, come figurine Panini, palloncini, matite colorate, tessere di puzzle, pezzettini di legno, ma anche rotolini di profumata liquirizia o materiali di riciclo tratti dalla più ordinaria e banale quotidianità sono chiamati a dar forma ad un giocoso bestiario contemporaneo, una sorta di mondo parallelo, dove le sembianze naturalistiche, rivestite di vita nuova, sono sottoposte ad una poetica metamorfosi. Uniti da un progetto collettivo, in cui le intuizioni individuali si accordano armonicamente su una nota comune, gli studenti del Corso di Decorazione dell’Accademia di Belle Arti di Frosinone hanno messo in scena uno zoo immaginario dove animali fantastici prendono vita, come visioni di un sonno leggero, personificazioni di una fiabesca coreografia. E se l’elemento ludico, apparentemente infantile, è dichiarato nella divertita dialettica tra l’aspetto mimetico della forma, familiare e riconoscibile, e il suo rivestimento “sintetico”, artefatto, del tutto inatteso e paradossale, questo non deve ingannare, inducendoci a sottovalutare la compiuta progettualità e l’accuratezza realizzativa sottese, come principio fondante, ma dissimulate, come in una moderna “sprezzatura”, a questo divertissement artistico.
Del resto l’arte è anche gioco, e il gioco è una cosa seria.
Siamo di fronte a una seconda “natura artificiale”, e già nella scelta dell’ossimoro, in questo continuo scivolamento tra realtà e sogno, tra arte e natura, si intravedono delle suggestioni che vengono da lontano. Certo, l’arte contemporanea, dalle avanguardie ad oggi, è segnata, come una costante, dalla rilettura della realtà in chiave ludica, alla ricerca di nuovi punti di vista sulle cose, da opere che sembrano giocattoli, dal recupero della creatività infantile come incontaminata dimensione di spontaneità poetica, dalla sperimentazione e dall’uso di materiali eterodossi, ma in questo caso c’è anche, mi sembra, un gusto quasi manierista nella ricerca di questa scherzosa metamorfosi delle forme naturali, capace di suscitare nello spettatore stupore e “maraviglia”. E mi piace pensare che i nostri studenti abbiano saputo comprendere e apprezzare, traducendola nella fattualità della prassi, non soltanto l’idea manieristica dell’artifizio naturale, della trasgressione visiva, ma anche la lezione più articolata che la storia dell’arte rappresenta un’eredità di forme e concetti con i quali dialogare, al di là del tempo e dello spazio, in una possibilità infinita di combinazioni. In ogni caso, ricreare la natura, riplasmare il mondo alla ricerca di nuovi vocaboli e sintassi, di sguardi vergini sulle cose, sono operazioni artistiche per eccellenza. In questo senso, Ilaria Caringi, Alessandra Fossacreta, Stella Maurelli, Marcela Ioana Vasi, Anna Giona, Anna Maria Cellupica, Antonella Colasanti, Martina Garofali, Maria Laura Mascetti, Riccardo Parisi, Linda Ponza e Lucia Bortolotti hanno dimostrato di aver intrapreso il giusto cammino, certamente anche grazie alla sapiente guida del loro docente Luigi Fiorletta.
Oggetti che traducono il ritmo della quotidianità, scandito da immagini che forano lo schermo o i mega schermi con i quali i pubblicitari globalizzano la città contemporanea. È una pratica d’insegnamento che si fa, dunque, progettazione creativa, intesa come chiave strutturale, in pratica come necessità di ragionare sulla linea, sulla sagoma, sulla forma, sul volume e sul loro rapporto con lo spazio, in primis quello urbano; una pratica che fa leva sulla formazione, sulla didattica, insomma su una nuova concezione della coscienza estetica.
Da questi laboratori della ‘coscienza’ nascono progetti per una città ideale, quel sogno che ciascun artista imprigiona nel proprio lavoro: una città che è espressione del pensiero e dell’artificio, della capacità di gestire le mani, la loro attitudine a tradurre i valori della tradizione, attraverso un rinnovato e critico processo progettuale che, ogni volta, rinnova il dialogo fra storia e contemporaneità.



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