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New Art 2000

   

“Decoro nel tempo, 1974-2009”
 (Alatri 24 ottobre 2009 - 22 novembre 2009)

La mostra evento “Decoro nel tempo, 1974-2009” della Scuola di Decorazione dell’Accademia di Belle Arti di Frosinone in occasione dei 35 anni dalla sua istituzione è prevista nei mesi ottobre-novembre 2009, nei locali della Chiesa dei Padri Scolopi, nella Galleria Aletrium e nel Chiostro di San Francesco, sedi espositive della storica Biennale d’Arte Contemporanea Città di Alatri.

La mostra, a cura di Luigi Fiorletta, Massimo Bignardi, Patrizia Molinari e Beatrice Peria, attraverso una selezione storica degli studenti ripercorrerà l’esperienza didattica-creativa svolta nella nostra Accademia. Unitamente ai lavori degli studenti dal 1974 al 2009 verranno esposte le opere di tutti i colleghi Docenti che hanno insegnato nei vari anni nell’Accademia a partire dal 1974, per un totale di circa 100 opere.

Gli studenti della Scuola di Decorazione dell’Accademia di Belle Arti di Frosinone nel percorso formativo dal 1974, anno in cui venne istituita l’Accademia, al 2009 hanno avuto un’adeguata formazione tecnico – operativa di base relativamente ai settori di ricerca e di sperimentazione delle tecniche e delle tecnologie della decorazione possedendo così gli strumenti metodologici e critici adeguati all’acquisizione di competenze dei linguaggi espressivi, delle tecniche e delle tecnologie più avanzate nei contesti delle manifestazioni legate allo specifico indirizzo. Da ciò la necessità – come abbiamo sempre ribadito nel quotidiano rapporto con gli studenti – di un metodo che non sia soltanto mero strumento di professionalità, ma che consenta ad un tempo esercizio e misura di discrezionalità nelle opzioni e nelle decisioni. E perciò la didattica nell’Accademia di Belle Arti è peculiare: trasmissione di abilità e conoscenze, e ancor più stimolo ad enucleare e ad affrontare il “problema”, a porsi e a risolvere il “problema”.

Non possiamo non dare atto ai nostri giovani di aver ben assimilato questi che, a mio avviso, restano fondamenta per un reale sviluppo del linguaggio, oggi sempre più disposto a contaminazioni di ogni genere ma orientati verso una ideale ‘materia’ dell’arte: questo è per le difficoltà di approccio che gli ambiti di intervento presentavano e presentano, la necessità, dunque, di seguire un metodo preciso nelle fasi della ricerca e della progettazione. Sembrerà un paradosso, ma proprio dalle difficoltà che il testo e il contesto nel quale esso nasce, può scaturire l’invenzione di un “congegno decorativo” non freddo tanto meno meccanico, poco aderente al presente, bensì dotato di ritmi, di luci e ombre, e di forme in funzione espressiva. È questa che legittima oggi la decorazione.

Il ricavato della vendita dei cataloghi così come il biglietto d’ingresso alla mostra verrà devoluto interamente ai terremotati della Regione Abruzzo.

rassegna stampa decoro nel tempo

AREA STAMPA

Antonio Passa

Barbara Santaroni

francesca rossi

Iginio De Luca

Rita Mele

Incontro Giovani Artisti

Rassegna Internazionale d’Arte Contemporanea che si realizzerà annualmente nell’incontro fra artisti emergenti nel campo della scultura e della pittura (Italia, Spagna, Polonia, Grecia, Romania).
L’iniziativa persegue - nell’ottica di una sinergica interrelazioni fra istituzioni e mondo dell’arte - lo scopo di un approccio non effimero con tendenze artistiche contemporanee, che si attua coinvolgendo operatori e pubblico anche in una più approfondita attenzione alla realtà e nella riscoperta dell’ambiente urbano e naturale.





Biennale d'Arte Contemporanea di Alatri
(Alatri, 1996 - 1998 - 2001)

L’esposizione, la cui Direzione artistica è affidata al Prof. Luigi Fiorletta, in stretta collaborazione con l'Amministrazione comunale di Alatri, ha come obiettivo più ambizioso di diventare luogo di incontro, di riflessione e di scambio sulle problematiche dell’arte contemporanea partendo dall’approfondimento delle differenti tematiche.
Proprio seguendo tale impostazione, sostenuta con coraggio dall’Amministrazione Comunale, in particolare dall’Assessorato alla Cultura, gli organizzatori si sono resi conto dell’importanza di far convivere all’interno di questa manifestazione momenti dedicati alla promozione dell’arte contemporanea con altri riservati ad argomenti di approfondimento della storia del secolo appena trascorso attraverso un ciclo di conferenze che si terranno nel periodo dell'esposizione. È importante infatti ricordare che le esperienze, le espressioni e le ricerche intellettuali con cui ci si confronta quotidianamente, affondano le ragioni della loro esistenza nelle proposte e nelle utopie del Novecento, che rappresentano perciò un punto di riferimento primario per capire e conoscere il presente.
 

Nicola Carrino
(Alatri, 21 settembre 1996)

Le esposizioni realizzate da Nicola Carrino, dalla fondazione del Gruppo 1 nel 1962, sono legate tra loro dall'interesse a modificare le coordinate spaziali e sociali nelle quali ci si trova ad operare, per esaltarne il ruolo, illuminandolo con una luce inconsueta: i suoi Costruttivi trasformabili le sue Ellissi, i suoi moduli, pesanti come muri, sono le fondamenta di un nuovo modo di guardare, di muoversi, di leggere se stessi e l'ambiente circostante. Questa linea di ricerca si è accompagnata con un'elaborata quanto raffinata sperimentazione formale, senza comunque mai mettere in dubbio il fatto che la produzione e la progettazione artistica affondano le proprie radici nella logica del pensiero e hanno come fine più ambizioso, ma vitale, quello di incidere sulle sensazioni, sulle esperienze e sulle emozioni, in tal modo rendendo fertile quella stessa logica. Sono queste le ragioni che continuano a fare dell'arte un elemento non prescindibile nella nostra storia e nella nostra cultura, alla quale il lavoro e l'esempio di Nicola Carrino hanno offerto ed offrono un contributo determinante.







Andrea Volo
(Alatri, 1997)

(...) Qui nelle Conversation di Volo la linea attorno o dentro le figure è dura e schematica; essa imprigiona e i qualche modo contrasta le tonalità tenere degli ambienti - nudi o animati da quadri che li sforano - entro i quali esse stanno tra frontalità e leggera sbiecatura. Al tempo stesso, questo rapporto tra marcature pronunciate e sommarie e delicate modulazioni di toni ambientali, lungi dall'oggettivare certezze alimenta una sottile tematica di disagio. Tutto accade qui come se entro queste immagini una intensa espressività formulata in modi che,per dirla con un termine usato dagli archeologi, appaiono "complementari", tenzonasse con un più sommesso ma irrinunciabile eloquio. (...)



Tutto Nespolo
(Alatri, 3 ottobre 1998)

Ugo Nespolo sin dai primi anni del suo operare, pone l'imperativo poetico del non ripetersi in senso monocorde, ma di rinnovarsi in continuità espressiva, mirando infine a un collegamento fattuale tra arte e vita. Tra pop art, come arte colta nella rispondenza all'attualità, e arte povera, nell'uso delle tecniche qualitativamente artigianali, fine dell'arte è la sua comunicazione come possibilità di essere compresa e accettata societariamente. Il suo cinema filtra attraverso il mezzo ottico la complessità del reale. Una realtà multiforme, quella di Nespolo, contenente il particolare e il tutto, l'istante e l'infinito, la specificità e l'eterogeneità. Una realtà mescolata all'assurdo, che non sfugge alle leggi patofisiche, la scienza delle,soluzioni immaginarie, cara all'amico Baj con il quale vive un sentito sodalizio.




Aspetti del Contemporaneo
(Alatri, 3 ottobre 1998)

Tre artisti, Almagno, Campus, Gadaleta, che proseguono per diversi aspetti sul piano consapevole delle contraddizioni e delle ambiguità del reale contemporaneo, per discernere a vero e falso, tra artificio e natura, tra essere e apparire, con ragione e passione, nella dialettica dello spazio dell'arte e dell'esistente umano.

Roberto Almagno giunge alla prima personale nel 1992, la sua è scultura della leggerezza. Segni curvi in legno nero modellato a fuoco danzano nello spazio in momenti di sospensione tra statica e dinamica. Il senso dell'equilibrio è pregnante, calcolato nel peso specifico dei materiali e dei corpi componenti il segno-scultura. Il nero scrive come inchiostro ideogrammi sul vuoto dello spazio. La scultura supera infine ogni materialità e si manifesta come pensiero e illuminazione.

Ciriaco Campus fa un discorso puntualmente critico nella freddezza acquisita dal linguaggio mediale. Partito da una scultura di forte impatto emotivo e di significato, attraverso materiali aspri nella grezza naturalità del reperto trovato o costruito, organizza negli anni Novanta, unità ambientali ed azioni "perturbanti". Per Campus l'individuo deve liberarsi dalla trappola della comunicazione edonistica imposta da chi detiene il potere attraverso i media e rientrare coscientemente nell'analisi critica del reale.

Ignazio Gadaleta opera con la pittura come virtualità. Il quadro ormai è superato nel suo limite di finestra riquadrante. La pittura costruita per gradi e orientate direzionalità non è azione verso l'interno, ma proiezione irradiante verso l'esterno. E' sopravvirtuale nelle ambigue possibilità di continui superamenti. Travalica la staticità dell'oggetto concluso e si muove ad articolare la parete che l'accoglie. E' fissa nella struttura di supporto ma si dinamizza nelle minime modificazioni della superficie e dei gradienti percettivi. Si realizza come positivo e negativo per campi cromatici contrapposti o similari. Rivela nei bordi lingue sfuggenti di rossa geometria. All'interno del campo appaiono e scompaiono forme, diventano e trasmettono luce. Gadaleta va oltre la pittura pur rimanendo in essa.






Mario Giacomelli "Bando"
(Alatri, 24 aprile 1999)

Uno dei fotografi più interessanti finora apparsi nel panorama di questa disciplina artistica relativamente giovane, la fotografia è l'unica possibilità offertagli per comprendere il mondo e viverlo ben oltre le sue innegabili difficoltà. L'unica possibilità per trasformare la quotidianetà in eccezionalità, per penetrare nella pelle delle cose e restituirle in una dimensione di irreale realtà. La poesia è sempre presente nel lavoro di Mario Giacomelli, come risultato finale ma anche come spunto iniziale alla ricerca.




Accademie di Belle Arti
Premio Alatri 1999

(Alatri, novembre 1999)

Premio Alatri riservato agli studenti delle Accademie di Belle Arti italiane in occasione della II° Rassegna nazionale. Risultano premiati: Giancluca Aiolo dell'Accademia di Venezia per la sezione Pittura; Antonio di Campli dell'Accademia de L'Aquila per la sezione Scultura; Barbara Santaroni dell'Accademia di Frosinone per la sezione Decorazione; Tommaso La Gattolla dell'Accademia di Bari per la sezione Scenografia.






Universo Miró
(Catanzaro, 2 dicembre 2000)

Ha offerto la possibilità di ricostruire attraverso un articolato percorso, la complessità della ricerca di uno dei maestri dell’arte del XX secolo: Joan Miró.
Le opere presenti in mostra appartengono al momento culminante dell’attività dell’artista catalano, quando cioè ha ormai definito i confini del suo mondo. Un mondo in cui si rispecchia trasfigurato l’universo intero: le stelle,il sole, i cieli infiniti, i mari, le piante, gli animali, il ciclico alternarsi delle stagioni dell’umana esistenza e, inevitabilmente, il buio impenetrabile in cui è custodito il segreto della vita.
Al di là della sperimentazione tecnica, costante nel corso della lunga vita, nell’inconfondibile linguaggio di Miró si trovano le eco, oltre che dei classici, dei mistici spagnoli ed anche del Cantico delle Creature di San Francesco di Assisi.
Le suggestioni delle parole del Santo si ritrovano tradotte in immagini nel Cantico del Sol, libro preziosissimo realizzato da Joan Miró nel 1975, e scelto emblematicamente come nucleo centrale di questa esposizione: 111 tra dipinti, sculture e grafiche. In esso sono presenti tutti i temi che ognuno può rintracciare nelle opere dell’artista, in cui la mediterraneità catalana si unisce alla visionarietà di una realtà ricreata attraverso il sogno.




Joan Miró, dalla figurazione al gesto
(Alatri, XXVIII Biennale d’Arte Contemporanea–10 marzo–6 maggio 2001)

Quando gli chiedevano a che cosa si dedicasse, Miró rispondeva senza indugio “Sono pittore”. La sua vocazione era chiara e ben definita. Ciò nonostante, grazie a una curiosità senza limiti, dalla pittura si dedicò ad esplorare altri campi come la scultura, la ceramica, gli arazzi, il guazzo… così precisava la sua affermazione precedente dicendo: “sono pittore, ma amo lavorare con tutte le tecniche che ho a disposizione. L’esposizione “Joan Miró, dalla figurazione al gesto”, evento inserito nell’ambito della XXVIII Biennale d’Arte Contemporanea di Alatri, presenta una vasta e accurata selezione di incisioni e litografie realizzate da Joan Miró tra il 1933 e il 1963. Abbiamo scelto questo periodo di trent’anni, per illustrare la lunga carriera di Joan Miró incisore, poiché nel corso di questi anni l’artista compie il grande salto dall’incisione “disegnata” all’incisione “materia”. Il altre parole, cerchiamo di mostrare l’evoluzione di Miró incisore dagli inizi, quando sembra voler disegnare sulla lastra mentre vi incide col bulino, fino al momento in cui gli imponenti rilievi del carborundum mettono in evidenza lo stile sicuro e irruente dell’artista nella maturità. Oggi l’universalità dell’arte di Miró è riconosciuta anche da culture geograficamente lontane dai suoi abituali scenari. Alatri sicuramente apprezzerà la peculiarità della sua creazione e un’intensità espressiva sicuramente irripetibile.






Miró à Tours
(Tours - Francia, 27 ottobre 2001 - 27 febbraio 2002)

La meravigliosa città di Tours apre le porte all'invasore catalano Joan Miró, ultimo superuomo dell'arte contemporanea del XX secolo.
Superuomo perché in lui le tensioni di una vita lunghissima sono state incredibilmente ricche, ma riassorbite in una continuità che fa dell'ultima opera l'estrema conseguenza della prima, e della prima la premessa inevitabile dell'ultima.
Nel suo lungo iter Miró ha toccato tutti i punti e tutte le tecniche, ma in questo periodo di produzione qui presentato l'opera grafica e la scultura sono le tecniche più osservate.
Le opere grafiche più classiche realizzate col carborundum, la tecnica indicata da Henri Goetz cui gentilmente Miró scriveva, chiedendogli rispettosamente di adottarla, avendola già sperimentata col suo stampatore, e permettendogli questa tecnica di ottenere un nero come colore supremo.
L’attuale mostra di Tours offre l’intero cammino del pensiero grafico di Miró, nei diversi momenti di interesse segnico-poetico e tecnico-materico, che hanno fatto del Maestro uno dei maggiori incisori di tutti i tempi.
In scultura Miró lavora la creta come pasta dell’anima, plasma con mano i piccoli oggetti raccolti nei campi e sulla spiaggia, a passeggio solitario in colloquio col mare, traendone spunti costruttivi di possibili assemblaggi nei procedimenti di reminescenza dada.
Un mondo. Un popolo di personaggi vivi e reali, donne dai corpi rugosi di creta, ancora dalle teste minime al vento, coronate di uccelli. Un popolo fuso nel bronzo e reso acceso nei colori.
La donna creatura predominante nell’universo Miró, la madre generatrice dell’uomo, del suo essere pensante e del suo creare. Sono queste le sculture di Miró esposte qui in mostra.
In esposizione fino al 27 febbraio 2002






Accademie di Belle Arti
Premio Alatri 2002

(Alatri, 6 aprile - 19 maggio 2002 - Chiostro di San Francesco)

La rassegna dedicata alle Accademie di Belle Arti (Premio Alatri) a cura di Luigi Fiorletta e Loredana Rea, deve necessariamente assolvere un compito di ricerca qualitativa, portando all'esterno proposte innovatrici. L'arte si può apprendere come spinta iniziale alla ricerca, ma questo fatto di base deve pur svilupparsi nell'impegno continuo e nello studio del confronto al fine dl superamento delle situazioni in campo. Tutt'altro che dominanti da un destino a cui non ci si può opporre, i giovani artisti percepiscono con chiarezza le difficoltà proprie del momento formativo: il delicato rapporto con la storia, la tradizione, le rivoluzioni e le novità che li hanno preceduti; la lenta distinzione tra le sollecitazioni offerte dai docenti e le specificità delle loro professionalità; il desiderio e le necessità di non comprimere l'aspetto ludico e ironico custodito nel processo creativo. tutti elementi che ricordano la complessa rete di riferimenti che è necessario considerare nel momento in cui si analizza il lavoro di uno studente dell'Accademia. Sono invitate ad Alatri le Accademie di Belle Arti di Bari, Bologna, Carrara, Catania, Catanzaro, Firenze, Foggia, Frosinone, L'Aquila, Lecce, Macerata, Milano, Napoli, Palermo, Reggio Calabria, Roma, Sassari, Torino, Urbino e Venezia rappresentate ciascuna da quattro studenti nelle differenti discipline (Pittura, Scultura, decorazione e Scenografia).

Sono risutati vincitori del "Premio Alatri 2002": per la Scuola di Pittura Marilia Dimopoulou, Accademia di Belle arti di Venezia, per la Scuola di Scultura Chiara Gerosa, Accademia di Belle Arti di Urbino, per la Scuola di Decorazione Giosè Stampone, Accadamia di Belle Arti de L'Aquila, per la Scuola di Scenografia Giulio Magnetto, Accademia di Belle Arti di Bologna, Menzione Speciale della giuria a Vincenzo Astuto, Scuola di Scultura, Accademia di Belle Arti di Milano.











Mediterraneo Miró
(Salerno, 16 novembre - 16 gennaio 2003 - Complesso di Santa Sofia - Chiesa della SS. Addolorata)

La mostra, curata da Luigi Fiorletta e Massimo Bignardi, attraverso le cento opere esposte, molte delle quali inedite, vuole tracciare un percorso artistico che va dal 1960 al 1980, anni che il maestro di Montroig ha trascorso nel "Son Boter", il suo studio di Palma de Mallorca. Un periodo particolarmente fertile per Miró durante il quale, racchiuso nel piccolo paradiso costruito dall'amico architetto Josep Lluis Sert, l'artista ha saputo esprimere le suggestioni del luogo, immerso in un Mediterraneo che è riferimento costante nelle sue opere. "Faccio il pittore" usava rispondere Miró a chiunque gli chiedesse a cosa si dedicasse. Ma sempre l'artista ha soddisfatto la sua curiosità anche per altri campi, e così concludeva la sua affermazione dicendo "amo lavorare con tutte le tecniche che ho a disposizione". E le opere esposte all'interno del Complesso di Santa Sofia, situato nel cuore dell'antica Salerno e riaperto al pubblico per l'occasione, evidenziano l'interesse dell'artista per le materie, le consistenze, i materiali e la sua capacità di incisore, grafico, ceramista e scultore, oltre che di pittore. Moltissimi gli inediti presentati, tra i quali figurano i sei grandi disegni della Fondazione Pilar i Joan Miró a Mallorca, sino ad oggi mai esposti e realizzati sul cartone ondulato, che ha sostituito i muri del suo atelier sui quali lui dipingeva e che per la prima volta escono dal suo studio. Queste opere realizzate tra il 1975 e il 1981 hanno caratterizzato l'ultimo periodo della sua vita artistica, ancorata ad un aggressivo radicalismo, forse meno conosciuto e riconosciuto dalla critica convenzionale. Un periodo particolarmente florido espresso nei graffiti del Son Boter "una casa del diciassettesimo secolo dai grandi muri" come la descriveva Miró "sui quali io faccio dei disegni. E' qualcosa di valore, quello, un valore documentario e umano". E per la prima volta in Italia l'intero ciclo delle ventisei incisioni che compongono la serie Galeria de antirretratos, eseguito negli anni Settanta.
Accanto a questi inediti molti capolavori noti quali Mosaico, un grande dipinto del 1966, Il re guerriero, una scultura realizzata dall'artista catalano negli ultimi anni di vita, il progetto del murales di Harvard, dei primissimi anni '50, e una serie di rarissime ceramiche eseguite tra il 1945 e il 1980 presso la bottega di J. Llorens Artigas. Il percorso espositivo sarà preceduto da una sezione, allestita nella Chiesa della SS. Addolorata, dedicata a Francesc Català-Roca amico di Miró e uno dei grandi interpreti della fotografia del XX secolo. La mostra, attraverso 35 grandi foto, documenta gli anni trascorsi da Català-Roca al fianco di Miró nel suo studio di Palma, il cui ingresso era proibito, come racconta Dolores la figlia di Miró, testimoniando così non solo l'opera di un grande artista ma soprattutto l'intensità di una profonda amicizia.





Joan Miró Alchimista del segno
(Como, 13 marzo - l6 giugno 2004 - Villa Olmo)

Un grande evento dal 13 marzo al 6 giugno 2004, a Villa Olmo “JOAN MIRÓ. Alchimista del segno”, organizzato dal Comune di Como in collaborazione con Successió Miró, Palma de Mallorca; Fondazione Joan Miró, Barcellona; Fondazione Tallers J. Llorens Artigas, Gallifa; Museu de Ceramica, Barcellona; Archivio Català-Roca, Barcellona; “La Caixa”, Barcellona e il contributo della Fondazione Cariplo.
La rassegna – direttore artistico Luigi Fiorletta, curatore scientifico Massimo Bignardi – raccoglie oltre centoventicinque opere (dipinti, arazzi, sculture, ceramiche e grafiche) che testimoniano gli ultimi decenni del percorso creativo di Miró, individuando quella cifra lirica che, servendosi del segno, l’artista catalano usa per ricostruire un universo vivo dell’immaginario. La mostra è suddivisa in cinque sezioni in grado di documentare le aree di sperimentazione creativa indagate dall'artista con un linguaggio che guarda al segno, e alla sua capacità di evocare immagini liriche. Il percorso è articolato in trenta dipinti, scelti nell'arco di tempo che dai primi anni Sessanta giunge fino al 1978. Sono esposte opere significative quali Femme III, del 1965, Femme et oiseaux, del 1973, Tête, del 1974, e il ben noto Personnage, oiseaux, étoile, del 1978. Circa quaranta sculture in bronzo, realizzate fra il 1966 e il 1981, dimostrano la sua esperienza plastica, attraverso lavori come Femme, del 1966, Maternità, del 1969, Constellation silencieuse, del 1970, Personnage, del 1980-81. All’interno di questa sezione si incontrano anche dieci ceramiche, provenienti dal Museo della Ceramica di Barcellona e dalla Fondazione Artigas.
Undici sono gli arazzi e i sobreteixim – letteralmente, ‘sovratessuti’, ovvero dei pannelli tessili - che trovano spazio nelle sale di Villa Olmo; alcuni di questi, concessi dalla famiglia dell'artista, sono esposti in Italia per la prima volta, mentre gli altri provengono dalla Fondazione Joan Miró di Barcellona.
Le opere su carta sono rappresentate da un gruppo di tredici incisioni, realizzate tra il 1967 e il 1975, come L'astre du labyrinthe del 1967, Escalade vers la Lune, del 1969. In questa parte della rassegna, è esposto anche il Càntic del Sol, un libro composto da 33 acqueforti e acquetinte realizzato nel 1975, dedicato ai celebri versi di San Francesco d'Assisi.
In apertura del percorso, posta all'ingresso della mostra, è installata una grande scultura data in prestito alla città di Como da La Caixa de Barcelona, dal titolo Personnage, del 1974. Alta circa quattro metri, si tratta di un’opera appartenente al ciclo di sculture dipinte, realizzate nel corso degli anni Settanta.





Pablo Picasso "I luoghi ed i riti del mito"
(Salerno, 18 dicembre 2004 - 13 marzo 2005 - Complesso Monumentale di Santa Sofia)

La grande arte è ormai di casa a Salerno. Per il terzo anno consecutivo il Complesso Monumentale di Santa Sofia ospita un'esposizione di rilievo internazionale, promossa dal Comune di Salerno. Dopo le mostre dedicate a Mirò e Wahrol, quest'anno tocca a Pablo Picasso. "I luoghi ed i riti del mito" sotto l'Alto Patronato del Presidente della Repubblica, propone un complesso di opere, alcune delle quali per il periodo 1895-1903, mai ammirate prima in Italia dal 18 dicembre 2004 al 13 marzo 2005. La prima sezione è dedicata ai "luoghi" del Mediterraneo picassiano.
Il secondo "luogo" dell'itinerario picassiano sul bordo del Mediterraneo è rappresentato dallo spaccato dedicato alle suggestioni del viaggio italiano del 1917, segnato dalla scoperta della pittura "pompeiana" e della Roma classica e rinascimentale.
Un'ulteriore sezione è dedicata al rito , inteso come elaborazione del simbolico ma anche dell'artificio, della magia del volo, cioè di quella forza che trova nell'arte del " toreare " la perfetta chiave per leggere nel profondo dell'immaginario picassiano. Il tracciato espositivo si chiude con la celebre "suite Vollard", che raccoglie le 100 incisioni realizzate dal 1930 al 1937, con il rinnovato interesse per il "classico ".
Il vulcanico repertorio di iconografie classiche è posto in relazione con alcuni reperti di cultura greca, vasi, crateri, provenienti dal Museo Archeologico Nazionale di Paestum, nonché da altre aree archeologiche campane, in un percorso, di forte sollecitazione immaginativa, curato con l'apporto scientifico della Soprintendenza Archeologica della Province di Salerno, Avellino e Benevento. Si propone la costruzione di un racconto che tesse i fili fra la storia e la contemporaneità.
L'esposizione ospita una documentazione fotografica di grande rilievo , tale da poter far pensare ad una mostra nella mostra: si tratta di una serie di opere eseguite da celebri fotografi del Novecento, Robert Capa, Henri Cartier-Bresson, Herbert List, Gijon Mili, Arnold Newman e René Burri, che hanno lavorato con Picasso, in particolare, dagli anni Quaranta ai Sessanta.





Picasso "La seduzione del classico"
(Como, 19 marzo - 16 luglio 2005 - Villa Olmo)

Dopo il grande successo della rassegna su Miró, presentata lo scorso anno, Villa Olmo propone un'altra interessante iniziativa, la mostra "Picasso. La seduzione del classico" dal 19 marzo al 16 luglio 2005.
L'esposizione, curata da Maria Lluïsa Borrás, Massimo Bignardi e Luigi Fiorletta, offre la possibilità di vedere 130 opere di questo straordinario artista spagnolo, che si è cimentato ai massimi livelli in diversi campi.
lavori esposti, dipinti, disegni, arazzi, incisioni, linogravure, sculture e ceramiche, diversi nel genere, hanno in comune l'attenzione alla figura e alla cultura classica. Un interesse che l'artista coltivò a più riprese in tutto l'arco della sua vita. Glielo fece notare proprio Braque e Picasso si rese conto che era così e lo sarebbe stato sempre.
Le opere, di grande qualità, provengono da prestigiose istituzioni pubbliche europee. Tra queste il Museu Picasso di Barcellona, il Reina Sofía di Madrid, il Musée Picasso e il Centre Pompidou di Parigi, il Musée Picasso di Antibes.
La rassegna è divisa in 4 sezioni, che documentano cronologicamente l'incontro artistico di Pablo Picasso col classico.
La mostra si apre coi ritratti e i dipinti di paesaggio che il giovane Picasso realizza a Malaga e Barcellona tra il 1895 e il 1903. Le opere sono accompagnate da schizzi e disegni, tra cui uno studio per il celebre dipinto La vita del 1903, un capolavoro del "periodo blu".
Picasso torna a guardare al classico dopo il soggiorno italiano del 1917. A sollecitare la sua creatività sono l'incontro con la cultura e la civiltà di Pompei e la scoperta della Roma classica e rinascimentale. L'artista dialoga con le figure dell'antichità, col mito, dando vita nel 1923 ai disegni del celebre Carnet 67.
Questi temi ritorneranno nelle sue opere nella stagione del "neoclassicismo" (1919-1924) e anche in seguito, fra il 1927 e il 1934, quando realizzerà le splendide incisioni della Suite Vollard.
Il nucleo centrale della mostra è dedicato alla "tauromachia", un soggetto che ha sempre affascinato gli uomini e che si ricollega all'origine spagnola dell'artista e alla sua passione per le corride. Qui si trovano le opere eseguite dai primi anni '30 al 1960: dipinti, disegni, ceramiche e incisioni. Tra le ultime, spiccano le illustrazioni del Manuale classico di José Delgado detto Pepe Illo del 1957 e La Tauromaquia, o arte de torear del 1959.
In questa sezione è esposto anche il grande sipario con La deposizione del Minotauro in costume da Arlecchino del Musée Les Abattoirs di Tolosa. Un lavoro che Picasso realizzò per l'opera Quatorze-Juillet di Romain Rolland, rappresentata al Théatre du Peuple nel 1936.
L'ultima parte della rassegna si focalizza sulla produzione artistica di Picasso dagli anni '40 ai '60, un periodo che la critica definì di "ritorno al Mediterraneo". Un ritorno alle origini che vede in primo piano la ceramica, intesa come "forma-superficie della pittura".





Renè Magritte "L’impero delle luci"
(Como, Villa Olmo)

Arriva a Como dopo i successi di "Joan Miró. Alchimista del segno" nel 2004 e "Picasso. La seduzione del classico" nel 2005. E si terrà fino al 16 luglio 2006 nelle sale della settecentesca Villa Olmo. Si tratta della mostra «Renè Magritte. L’impero delle luci», organizzata dall’assessorato alla Cultura del comune di Como in collaborazione con la Fondazione Magritte di Bruxelles e i Musei Reali di Belle Arti del Belgio, La rassegna, raccoglie sessanta dipinti a olio e venti tra disegni e lettere illustrate realizzate dal genio surrealista tra il 1925 e il 1967, attraversando le diverse fasi della sua produzione, dalle iniziali tavole di un “Magritte prima di Magritte” che accosta al naturalismo rimandi e costruzioni cubiste, al cosiddetto periodo Vache, di tendenze fauviste (la cui tecnica richiama, come riportato in precedenza, il modo di dipingere di Renoir, con risultati a dire il vero non felici come nel resto della sua produzione), fino alla sua piena maturità artistica, che sfocia in una poetica surrealista che manterrà ben viva la sua cifra stilistica distintiva - unica ed originale anche rispetto al resto del gruppo surrealista “storico” - durante tutto l’arco temporale della sua attività. L’esposizione muove dalla convinzione magrittiana che la pittura fosse una «cosa mentale», una proposta di riflessione che deve prendere forma attraverso di essa, mantenendosi entro i limiti della riproduzione del mondo visibile. Ciò che rende diversa la sua pittura è la rappresentazione circoscritta ad ambienti quotidiani, riprodotti con la massima fedeltà, con lo scopo di provocare il sorgere di un’idea che metta in discussione ciò che si dà per scontato; compiendo in questo modo il tentativo di trasformare il mondo comune in un universo poetico. La sua produzione è non a caso intrisa di mistero: «Io mi sforzo di non dipingere se non immagini che evochino il mistero del mondo. Perché ciò sia possibile, devo cessare d’identificarmi con idee, sentimenti e sensazioni». (R. Magritte) Magritte affianca in pittura immagini estratte dal quotidiano, inserendole in realtà contraddittorie o apparenti (a volte sfruttando tecniche assimilate dal movimento surrealista, come il collage, che rappresenta un «incontro fortuito di due realtà incompatibili, su un piano estraneo ad entrambi»). Sono delle opere che giocano con il concetto di “metamorfosi”, in cui alcuni oggetti si trasformano in altri, o che indagano sulla natura del linguaggio, come nella serie che manifesta le sue riflessioni circa le diversità esistenti tra il linguaggio plastico e quello scritto




   
   

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